Il pittore russo Kiprenskij a Roma: giallo e scandalo

Kiprenskij Roma

Una persona squilibrata?

Il pittore russo Olest A. Kiprenskij (1782 – 1836) arrivò a Roma per la prima volta nel 1816. Da allora, e fino alla sua morte, la Città Eterna rappresentò sempre un punto di riferimento nella sua vita, anche se soffriva costantemente per la lontananza dalla sua terra.

La storia di questo personaggio è leggendaria. La sua arte, caratterizzata da straordinarie opere, uniche nel panorama russo dell’epoca, si intrecciano con la sua vita privata, turbolenta e instabile.

I suoi contemporanei, specialmente i pittori che a Roma frequentavano tutti gli stessi ambienti, lo consideravano una persona squilibrata

L’Italia era considerata da tutti i pittori russi dell’epoca un paradiso in terra, un luogo ricco di stimoli e bellezze da cui trarre ispirazione per i propri lavori. E così fu anche per Kiprenskij se quell’idillio non fosse stato macchiato dal rapporto ostile che la colonia dei pittori russi mostrava nei suoi confronti.

Kiprenskij, Adam Schvalbe (1804)

Chi era Kiprenskij

Kiprenskij fu un pittore romantico che passò la maggior parte della sua vita in Italia. Era un pittore straordinario, di grande talento che trovò la propria espressione d’arte nei ritratti. La sua originalità, sconosciuta nella pittura russa del tempo, consisteva nella capacità di catturare l’aspetto psicologico e la personalità del soggetto raffigurato. Nessun ritratto dell’epoca, infatti, poté mai competere con il ritratto di Adam Schvalbe (1804), il suo patrigno. Kiprenskij nei suoi ritratti dava grande risalto agli occhi, specchio dell’anima, un elemento essenziale che gli rivelava la personalità del soggetto. Gli occhi e lo sguardo di Adam in questo senso sono insuperabili. Non era un caso, infatti, che Kiprenskij venisse soprannominato il “Van Dyck russo”. 

Il giallo e lo scandalo

Roma si mormorava che Kiprenskij avesse ucciso una delle sue modelle. La voce, presto, fece il giro dei salotti più importanti d’Europa e arrivò anche in Russia, tormentandolo particolarmente.

Si narra, che fu per colpa del suo domestico che la donna morì, ma Kiprenskij, generoso e dolce per natura, si addossò quella colpa per salvarlo dalla furia della gente. Le malelingue, lo sappiamo, sono terribili al punto tale che possono distruggere la reputazione di una persona. E fu proprio quello che accadde al pittore russo. La gente iniziò a inventare dettagli macabri attorno alla morte della donna, diffondendo la notizia che il pittore l’avesse avvolta in una tela, l’avesse cosparsa di trementina e dato fuoco. Ovviamente, si trattava solo di cattiverie, tanto è vero che il pittore non fu mai incriminato ufficialmente dalla polizia e su di lui non caddero mai i sospetti delle autorità. 

Inoltre, ciliegina sulla torta, il servo morì poco dopo in ospedale pare, per avvelenamento da trementina. Pare che la modella gli avesse trasmesso la sifilide e che lui per disperazione l’avesse uccisa. Ma non c’era più nessuno che poteva raccontare questa versione e Kiprenskij rimase l’unico colpevole. Inoltre, era troppo orgoglioso per discolparsi. 

Kiprenskij, Puškin (1827)

Da quel momento per Kiprenskij iniziò un incubo. Lo abbandonarono tutti. La gente e gli artisti iniziarono ad allontanarlo; i romani, che fino a quel momento lo avevano adorato per la sua fama di pittore, la sua nobiltà d’animo, gli volsero le spalle. Si narra addirittura che per strada i ragazzini gli lanciassero pietre, che al suo passaggio la gente gli fischiasse contro e che molti minacciavano di ucciderlo. Vivere a Roma era diventato impossibile, così decise di cambiare città e poi di trasferirsi in Francia. Ma le voci corrono e anche i salotti francesi lo allontanarono. La sua reputazione era bruciata.

Ci vollero diversi anni e alcune intercessioni in Russia perché si dimenticasse l’accaduto. Poté finalmente riprendere a dipingere in serenità, ritornarono le committenze ma, nonostante ciò, i suoi connazionali non gli aprirono comunque le braccia. 

La tomba di Kiprenskij a Roma

Kiprenskij morì per una polmonite, giovanissimo, nella sua casa romana. Il pittore russo A.A. Ivanov scrisse da Roma al padre subito dopo i funerali dicendo:

“Si è spento chi Kiprenskij, il celebre pittore. Onta e disonore per chi l’ha abbandonato. Fu il primo a dar lustro al nome russo in Europa mentre i russi per tutta la vita non l’hanno considerato che è un pazzo, cercando nei suoi atti solo l’immoralità e aggiungendo malignità a malignità. Kiprenskij non ebbe mai riconoscimenti e a corte non fu mai visto di buon occhio, e tutto ciò solo perché era troppo nobile e orgoglioso per volerlo”. 

Il pittore russo Kiprenskij èsepolto a Roma nella Basilica di Sant’Andrea delle Fratte dove i suoi amici più cari apposero una lapide di marmo in sua memoria.  

Basilica di Sant’Andrea delle Fratte

Fonti:

D.V. SARABIANOV, Arte Russa, 1990, Rizzoli

Aleksej Kara-Murza, Roma Russa, 2005, Sandro Teti editore

https://dzen.ru/a/YK2AEWe2BBKXFCT9

https://shakko.ru/1051537.html?from=sds

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