Il pittore polacco Henryk Siemiradzki rievoca l’antica Roma

pittore polacco Siemiradzki

Nella Dirce cristiana il pittore polacco Henryk Siemiradzki ci parla dell’antica Roma e della crudeltà di Nerone 

La Dirce cristiana (1897)

Il pittore polacco Henryk Siemiradzki rievoca gioie e dolori dell’antica Roma. Ho avuto il privilegio di ammirare da vicino alcuni quadri di questo straordinario pittore alla Galleria Tret’jakov di Mosca nel 2021. La pennellata di Siemiradzki è magica. Quando guardi i suoi quadri, l’espressione e i corpi dei personaggi ritratti è così morbida e flessuosa che ti sembrano lì, davanti a te. Si muovono. Nella Dirce cristiana (1897, Museo Nazionale di Varsavia) vedi il viso compiaciuto di Nerone davanti allo splendido corpo senza vita di una giovane cristiana che ha condiviso con un maestoso toro il triste destino. Entrambi sono vittime della noia e della crudeltà di Nerone, che aveva deciso di ricreare il mito di Dirce nell’arena. Quanta bellezza nel suo corpo straziato.

H.Siemiradzki, foto di dominio pubblico

Siemiradzki si era certamente ispirato all’’Anti-christ di Ernesto Renan, pubblicato nel 1873 che ricorda lo schiribizzo di Nerone nel voler ricreare la storia di Dirce, regina di Tebe, legata per punizione dai figli Amfione e Zeto alle corna di un toro.

Una giovane donna cristiana è la vittima del capriccio imperiale e Siemiradzki, per la scena del suo dipinto La Dirce cristiana, si concentra sul momento in cui Nerone ordina ai gladiatori di uccidere il toro per interrompere quella corsa che ormai lo stava annoiando. La servitù scioglie i lacci che legavano alla coda del toro la povera donna in fin di vita. Nerone le passeggia accanto e tra il disgustato, il soddisfatto e l’estasiato contempla il fascino della tragica fine dello spettacolo. 

Vi suggerisco di guardare il quadro e lo sguardo di ogni figura ritratta: il dolore dei gladiatori davanti al corpo esanime della donna, il pubblico in alto che guarda con interesse e stupore ma anche con tanta indifferenza, la testa bassa del terribile Tigellino e lo sguardo incuriosito di coloro che sono scesi nell’arena. E’ stesso Siemiradzki che ci racconta come aveva ideato il quadro:

La ragazza, legata al toro con corde ricoperte di fiori, mezza morta per timore, vergogna e dolore. L’animale, ucciso dai gladiatori, gronda di sangue. Lo spettacolo è finito. Nerone si adagia su una lettiga dorata. Ordina agli schiavi numidici di portarlo sull’arena. In compagnia del prefetto del pretorio, il terribile e dissoluto Tigellino, e qualche altro cortigiano, l’imperatore si avvicina al cadavere della martire cristiana, ammirando quel gruppo mitologico, di rara e plastica bellezza, che aveva fatto riportare in vita (J. dużyk, Siemiradzki. Opowieść biograficzna, Varsavia 1986).

Il dramma raffigurato da Siemiradzki nella versione finale si svolge nel circo di Nerone (ex Caligola), dove oggi sorge la basilica di San Pietro in Vaticano. 

H. Semiradzki, Cristo con Marta e Maria, 1886 (foto di dominio pubblico)

Il pittore polacco Henryk Siemiradzki rievoca l’antica Roma 

Siemiradzki era particolarmente affascinato dall’antica storia di Roma e in particolar modo da tutte le opere d’arte ritrovate durante gli scavi archeologici nelle città vesuviane che andava ad ammirare insieme al suo amico e grande scrittore polacco Sienkiewicz. 

Roma quindi per entrambi gli artisti era una miniera di spunti. Siemiradzki fu un pittore molto celebre nell’Ottocento e il suo studio a Roma in via Gaeta, casa che, purtroppo, ora non esiste più, veniva costantemente visitato dalla regina Margherita. Quest’ultima che si recava a tutte le mostre del pittore polacco, il 13 marzo del 1897, durante una visita nel suo studio scrisse queste parole nell’album degli ospiti che attualmente è conservato al museo Nazionale di Cracovia: “Margherita in ammirazione davanti alla Dirce cristiana.” 

Il pittore polacco Henryk Siemiradzki nacque il 23 ottobre 1843 in una famiglia polacca a Bielgorod in Ucraina dove studiò e si laureò, per poi diplomarsi all’Accademia di Belle Arti a San Pietroburgo nel 1870, meritandosi una medaglia d’oro per il quadro raffigurante Alessandro il Macedone ed il suo medico Filippo.

Siemiradzki arrivò a Roma nel 1872. Cambiò spesso dimora, ma alla fine si stabilì in una bella villa all’angolo di Via Gaeta e Viale di Castro Pretorio.  

H.Siemiradzki, Cristo e un peccatore, 1885

Il pittore polacco amò profondamente la Città Eterna e vi trascorse felicemente trent’anni della sua vita.  A Roma, di tutti i suoi quadri sono rimasti solo: Diogene che butta via la sua coppa ( chiesa di San Stanislao), Una notte a Pompei Il ritratto dell’architetto Francesco Azzurri ( entrambi presso l’Accademia di San Luca e L’Ascensione del Nostro Signore (chiesa dei padri resurrezionisti in Via San Sebastianello 11). 

Tra le altre di pregio ricordiamo invece Orgia romana,  la Pubblica peccatrice (1873, museo Russo, San Pietroburgo), Persecutori dei cristiani all’entrata delle catacombe (1874, collezione privata in Russia) e negli anni 1873–1876 Le torce di Nerone (museo Nazionale di Cracovia), il vaso o la fanciulla (1878) La danza tra le spade (1879–1880, Galleria Tret’jakov, Mosca), Tiberio in Capri (1881, Galleria Tret’jakov, Mosca), Frine alla festa di Poseidone ad Eleusis (1889, Museo Russo, San Pietroburgo) 

Siemiradzki, si sentì polacco per tutta la vita. Morì vicino a Częstochowa, nel 1902, nella sua villa a Strzałkowo. 

Fonti:

https://www.rusmuseum.ru/search/index.php?q=Семирадски&s=Искать

Jerzy Miziołek: “Le torce di Nerone” e altri capolavori di Henryk Siemiradzki: un pittore polacco a Roma* (*Conferenza tenutasi il 2 febbraio 2010)

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