Acqua, acqua, acqua: dissetatevi alla Fontana della Botticella da poco restaurata ma poi scappate e ritornateci col fresco!

Il nuovo spazio ai piedi del Mausoleo di Augusto
La Fontana della Botticella si trova a Roma in Piazza Augusto Imperatore, Rione Campo Marzio. Se non bazzicate da diverso tempo nei pressi di questa zona, beh, avrete una bella sorpresa perché sono cambiate diverse cose. Finalmente i lavori che interessavano quest’area da tempo immemore sono terminati e, a ridosso del Mausoleo di Augusto dove si trova la Fontana della Botticella, scorgerete una bella scalinata che vi porta dritti ad ammirare lo spettacolare retro della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo [FIG.1], la cui entrata principale è su via del Corso.

Perché vi dico bevete (acqua, acqua, acqua!) alla Fontana della Botticella e poi scappate? Perché il bianco accecante della pavimentazione, completamente al sole, senza alcun punto all’ombra potrebbe realmente stordirvi, specialmente in questo periodo in cui sfioriamo i 40°. Unico punto di ristoro sono le panchine a ridosso della Chiesa di San Girolamo dei Croati da cui potrete ammirare la Fontana [FIG.2] e il nuovo Punto di Informazione Turistica con tavolini all’interno per un momento di relax specialmente dal caldo. Qui ci sono libri da acquistare, gadget e una bella panoramica sul Mausoleo. Ma torniamo alla nostra Fontana.
La Fontana della Botticella: perché si chiama così
Avvicinatevi, riempite la vostra borraccia, dissetatevi e iniziate ad ammirarne i dettagli. Incastonata tra i due archi (realizzati nel 1942) che collegano la Chiesa di San Girolamo dei Croati con la Chiesa di San Rocco all’Augusteo, La Fontana è stata realizzata nel 1774 e l’iscrizione in alto ricorda il benefattore Clemente XIV.

Allontanatevi di qualche passo e ammiratela nel suo complesso. L’acqua sgorga dalla bocca di un facchino, un giovane popolano con il berretto tipico della categoria che sporge da una valva di conchiglia. Dalla sua bocca cade l’acqua che si riversa in una piccola vasca. Alla base di quest’ultima ci sono 2 cannelle laterali che mandano l’acqua verso l’ultima vasca appoggiata sulla botte.
Perché la Fontana si chiama della Botticella? Si chiama così perché fu realizzata dalla Confraternita degli Osti e dei Barcaioli. Questi ultimi comprendevano i facchini che lavoravano nel Porto di Ripetta (ora scomparso) dove venivano scaricate botti di vino e altre merci.
L’autore della Fontana è ignoto ma sono certa che alla mente vi è già balenato il collegamento con la Fontana del Facchino a Via Lata, ma è un collegamento non proprio diretto in quanto la fontana di Via Lata è stata realizzata circa 200 anni prima. Probabilmente La Fontana della Botticella potrebbe essere stata uno spunto per la versione settecentesca, perché no…Tra le due c’è sono una differenza: dalla Fontana del Facchino l’acqua sgorga proprio dalla botte, mentre la Fontana della Botticella, l’acqua la riceve!
Cosa si faceva a Largo San Rocco attorno alla Fontana

La Confraternita degli Osti e dei Barcaioli aveva, ovviamente, un legame strettissimo con il vino. Nelle Osterie si beveva prevalentemente vino e dal porto di Ripetta ne arrivava tantissimo, trasportato in apposite botti.
Attorno alla Fontana della Botticella (fatta erigere proprio dalla corporazione), i vinai lavavano gli strumenti di lavoro e si incontravano informalmente per discutere dell’arrivo delle imbarcazioni cariche di vino dai castelli romani o dall’Umbria.

Largo San Rocco era quindi un punto di riferimento, e non solo per la Confraternita degli Osti e dei Barcaioli ma anche per la corporazione dell’Università dei Vinai (un’associazione di commercianti di vino) ad essa collegata. Questi ultimi organizzavano riunioni e celebravano riti che avvenivano proprio nei pressi della Fontana. Qui ci si incontrava per regolarizzare il commercio, provvedere alle iniziative solidali e devozionali. Durante le riunioni venivano anche riscosse le quote associative per sostenere le famiglie dei barcaioli o degli osti caduti in miseria o delle donne rimaste vedove.
Da evidenziare è la festa di San Rocco (14 agosto), protettore delle pestilenze. La corporazione e la Confraternita erano in prima linea per organizzare il tutto. La processione sfilava portando il santo in bella vista e offrendo vino ai poveri. Non di rado si finiva spesso con allegre bevute e inevitabili sbronze proprio a Largo San Rocco!
Anche il cardinale Riminaldi alzava il gomito!
Il cardinale Giovanni Maria Riminaldi (1718-1789) fu l’effettivo promotore e supervisore dei lavori che interessarono la costruzione della Fontana della Botticella. Poiché al tempo ricopriva il ruolo di Protettore della Confraternita di San Rocco, oltre a controllare i lavori della Fontana, coordinò anche il rifacimento settecentesco della Chiesa di San Rocco. Fu proprio lui che negoziò con papa Clemente XIV due once d’acqua Vergine a favore del vicino Ospedale. Il papa le concesse ma a condizione che fosse eretta una fontana pubblica per il popolo (l’iscrizione sulla stessa, come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, ricorda l’evento).

La Confraternita degli Osti e dei Barcaioli finanziò materialmente l’opera seguendo l’obbligo imposto dal Papa e la direzione del cardinale Riminaldi. Poiché, come abbiamo detto precedentemente, la confraternita era legata all’Università dei Vinai, si scelse di decorarla con i propri simboli (la botte e il facchino del porto).
A proposito di vino, pare che il cardinale Riminaldi ne fosse particolarmente amante, tanto da andare personalmente, di tanto in tanto, al porto per verificare con un abbondante assaggio la genuinità del prodotto. Il cardinale, come diremmo oggi, era un vero e proprio fan di Bacco!
Le “celate” di San Rocco
La Confraternita degli Osti e dei Barcaioli di Ripetta era stata fondata sotto il pontificato di Alessandro VI (papa dal 1492 al 1503). La Confraternita volle una propria chiesa che costruì nel 1499 e che dedicò a San Rocco (a sinistra della Fontana della Botticella). Accanto alla chiesa sorse un ospedale ostetrico che dava supporto alle cosiddette madri segrete, le “celate”, ossia le donne che per non farsi riconoscere si coprivano il volto con un velo quando entravano in ospedale. Nessuno doveva conoscerne l’identità tranne il medico e l’ostetrica. Per mantenere l’anonimato veniva loro assegnato un numero e diventavano tali…Anche alla loro morte venivano sepolte con un numero. I figli erano poi affidati alla Pia Casa degli Esposti.

L’ospedale ostetrico è stato chiuso alla fine dell’800 e da allora le donne con figli in difficoltà vennero ospitata al San Giovanni.
Insomma, avrete capito che la Fontana della Botticella era più di una fontana. Qui si concentrano, storie, interessi, umanità e tradizioni.

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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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